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Il piedino della Madonna
Rocco Degiorgi


A Camperio, seguendo un tratto di strada romana ancora ben conservata e che raccorcia il cammino per salire a Campra, ad un certo punto s'incontra un sasso che, nella bella stagione, durante la quale è attivo il transito quotidiano, accoglie l'omaggio di mazzolini di fiori agresti quasi fosse un altare o un tabernacolo di campagna. Freschi ancora i più recenti, altri appassiti, ridotti a seccumi i più remoti; e che attestano d'essere stati colti in diverse riprese e non dagli stessi passanti. Ma, se punge curiosità questo infiorare una rozza pietra del sentiero, basterà chiederne il motivo al primo che s'incontra su quella via, se è del paese, ed anche se è una bambina. Scostando i fìori si scopre incavata nel sasso l'impronta d'un piede di circa 15 centimetri di lunghezza: «un piedino come quello d'un fantin» dicono seri i ragazzetti di Olivone. E vicino un'altra impronta come l'orma d'uno zoccolo di puledro, o meglio d'asino. Ma per il popolo quel piede infantile è l'impronta del «piedino della Madonna», passata di là un giorno in groppa al somarello paziente, cercando scampo in Egitto all'ira del furibondo Erode, gabbato dai Tre Magi. Varcò il Lucomagno recando in braccio il Divin Pargolo, sull'ossuta cavalcatura di tutta la povera gente d'ogni tempo e d'ogni paese. Ed in ricordo perenne di questo suo benedetto transito lasciò sul fortunato sentiero l'impronta del sacro piede sopra un bel lastrone ben accomodato dai genieri pagani di Cesare Augustol. E che non abbia voluto confermare tale leggenda il pittore settecentesco Giovan Francesco Degiorgi, dipingendo pure sulla strada romana Largario-Camperio, un affresco di cappella con una fuga in Egitto tutta ingenuità e grazia, che si ammira ancora dopo due secoli?. E la leggenda del piedino della Madonna si completa con la tradizione d'infiorare il macigno della divina impronta della Vergine proprio e più veracemente pellegrina, come le migliaia di mamme che vi passarono con i loro pargoli in braccio, o le culle al dorso, spinte dal bisogno di lasciare il piano per salire a continuare la loro fatica sul monte. E guai se le donne ed i fanciulli d'oggi non dovessero mantenere il sacro comandamento delle nonnine di recare i fiori della tradizionale venerazione al piede che schiacciò anche il Dragone infernale. E poi, trovandosi a metà dell'erta, il luogo si presta per posare il carico e concedersi una sosta ristoratrice, fosse solo di pochi istanti, per prendere nuova lena.

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