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La leggenda del monte di Compietto
Alice Neri


Un' anziana contadina, scomparsa diverso tempo fa, mi ha raccontato questo fatto. In un lontano inverno la neve era caduta molto abbondante, ovattando in un meraviglioso candore la prateria. Le montagne si stagliavano nettamente, svettando verso il firmamento come guglie spettrali. Il cielo era tutto uno scintillio di stelle, e la luna fasciava il panorama coi suoi pallidi raggi, in una luce quasi irreale. I candelotti di ghiaccio pendevano dalle grondaie delle cascine e al riflesso lunare splendevano come torce. Dalla vicina pineta veniva un leggero sussurro, causato dal vento. I valligiani stavano al monte per lo sverno del bestiame. In una vecchia cascina abitava un anziano contadino dalla barba bianca. Il figlio e la figlia erano al piano per altre mansioni. Ogni tanto veniva dal sottostalla il tintinnio dei campani delle vacche. Fu così che, a notte inoltrata, il vecchio senti battere alla porta tre colpi... Aprì la porta, ma non c'era nessuno. Borbottando richiuse l'uscio, ma i colpi si ripeterono per ben tre volte. Convinto che fosse uno stupido scherzo di qualche terriero, si armò di un nodoso bastone e - furioso - fece il giro della stalla. Ma, con suo stupore, un'ombra si staccò dal retro e venne verso di lui. Era sua moglie, morta da qualche tempo. «G ... » gli disse «porta tutto il mio oro di sposa alla Madonna di Sommascona, e io sarò salva». Il povero uomo, sbigottito e tremante, si affrettò a fare quanto gli era stato chiesto. Questo oro, anelli, spilla, catenella e crocetta, si poté ammirare per molti anni sul simulacro della Madonna di Sommascona, molto venerata a quel tempo per le sue grazie. Così mi assicurò la mia narratrice.


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